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A Sarajevo tutti in attesa del Papa. Anche i musulmani

Intervista a mons. Branko Jurić, segretario del cardinale Puljić, alla vigilia dell’arrivo del Pontefice nella capitale bosniaca

Mancano poche ore all’arrivo di Papa Francesco a Sarajevo, la capitale bosniaca dove il Pontefice, 20 anni dopo Giovanni Paolo II, verrà a rinnovare l’invito al dialogo e alla pace. Tutto è pronto per l’accoglienza del Pontefice e la popolazione intera gioisce per questa visita, anche quella musulmana. Lo racconta mons. Branko Jurić, segretario dell’arcivescovo di Sarajevo, il card. Vinko Puljić, nell’intervista di seguito a ZENIT.

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Come vi state preparando all’arrivo del Papa di domani?

In realtà ci stiamo preparando dal primo minuto in cui è stato annunciato la visita del Papa a Sarajevo. Tutte le persone coinvolte nell’organizzazione sono estremamente felici ed onorate di poter organizzare un’ambiente accogliente per Santo Padre. La Bosnia ed Erzegovina è un paese povero, come anche la Chiesa cattolica, ma tutti siamo stati concordi nel dare il massimo, il meglio, per dare la giusta accoglienza al Pontefice e a tutti i pellegrini. Anche dal punto di vista spirituale, apriremo i cuori alle parole e ai messaggi di Papa.

Che dicono i cattolici?

In Bosnia ed Erzegovina, dalla guerra fino ad oggi, si è dimezzato il numero dei cattolici. Molti hanno lasciato il paese a causa del conflitto, delle difficili condizioni politiche o economiche. In mezzo a tante difficoltà, sentire una una così bella notizia come la visita del Papa rassicura. Noi cattolici siamo molto contenti di incontrare il Successore di Pietro, Egli è per noi vicario di Cristo, e pertanto il suo primo compito è “di rinforzare i fratelli e sorelle nella fede”. I cattolici aspettano proprio questo: che il Papa li incoraggi vivere la loro fede nel Signore Risorto.

E i musulmani, invece, cosa dicono di questa visita?

La maggioranza dei musulmani in Bosnia ed Erzegovina è anch’essa molto contenta che il Papa faccia visita al paese. Immagino che molte persone nel mondo si stupiranno di questo, specie alla luce dei mali e dei pregiudizi provocati dall’estremismo islamico. Storicamente, però, il Vaticano è stato il primo paese al mondo ad aver riconosciuto ufficialmente la Bosnia ed Erzegovina, e questo è stato sempre molto apprezzato dalla fascia di popolazione musulmana. Il Papa è visto dunque come un amico. In questo caso, poi, trattandosi di Francesco tutti sono molto affascinati… È stato bellissimo vedere la comunità Islamica bosniaca, guidata da Reis-u-Ulema Kavazović, reagire con così tanta gioia subito dopo l’annuncio della visita papale. Molti hanno offerto anche la loro collaborazione per l’organizzazione e dicono di essere molto onorati di riuscire a incontrare il Papa durante l’Incontro interreligioso di domani pomeriggio.

Quale frutti attendete da questa visita? Si può già intravedere qualcosa?

Come dicevo prima, personalmente mi aspetto che Papa ci rinforzi tutti nella fede, in modo che possiamo viverla con coraggio anche nella convivenza con le altre religioni.

Quali sono i problemi più urgenti della Bosnia Herzegovinia?

Ce ne sono tanti. La maggiorparte è conseguenza dei complicatissimi accordi di Dayton che hanno sì fermato la guerra, ma hanno cementato il progresso economico e qualsiasi altro sviluppo. Soprattutto quello economico, che attendono tutti cittadini della Bosnia ed Erzegovina da anni. Questo sviluppo si può realizzare soltanto con dei profondi cambiamenti delle strutture politiche e anche della mentalità comunista purtroppo sedimentata nella testa di molti.

 

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