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A Molochio, un dono “Diversamente Bello”

A causa di un incidente stradale, Bruno Mario Noto volò in cielo 15 anni fa. I genitori, dopo averne donato gli organi, progettarono una struttura per i poveri. Ora è nata un’associazione che porta il suo nome

Quando sboccia un fiore raro è sempre bello ammirarne i colori e la naturale espressione di vitalità. In particolare se sboccia quando nessuno se l’aspetta. Allora ci si comincia a chiedere chi ha gettato proprio là quel piccolo seme, o chi ha pazientemente annaffiato, o chi ha lavorato con dedizione il terreno, affinché il pregiato bocciolo potesse venire alla luce.

Sono domande la cui risposta è offerta solo a chi ha la pazienza di ascoltarne i suoni e le parole, di leggerne le righe più difficili sia all’ombra che alla luce del sole. Ed in particolare, alla luce della fede. Vi racconto una storia molto particolare. Non è un film, è vita reale…

In un piccolo centro aspromontano, Molochio, in Calabria, un giovane ventunenne Bruno Mario Noto saluta la vita terrena a causa di un incidente stradale. Il ragazzo (figlio unico) additato da molti come esemplare, per comportamento ed educazione, vola in cielo lasciando soli i genitori, Pina e Francesco.

Questi ultimi prendono una decisione molto importante. Donare gli organi. Una scelta che nel dolore straziante di quei concitati momenti ha permesso ad altre persone di continuare a vivere e vivere meglio.

Mamma Pina, è convinta che il proprio figlio sia venuto al mondo per servire i poveri e che attraverso altre vie lo avrebbe continuato a fare.

Decide insieme al marito, Francesco, di progettare un edificio (ancora in costruzione) per metterlo a disposizione, in memoria del figlio, affinché si potesse continuare a servire quanti sono in uno stato di bisogno.

Passano molti anni e quel progetto diventa sempre più faticoso. Esternamente, l’onda emotiva iniziale che ha spinto i genitori ad intraprendere questo progetto sembra essere esaurita. Ma non è così.

Dall’iniziale intenzione di creare una fondazione si è ora optato per una forma molto più coinvolgente che il terzo settore mette a disposizione: l’associazione. Attraverso di essa la memoria di Bruno Mario Noto (questo il nome del ragazzo) continuerà a vivere nel cuore dei genitori, in particolare, ma anche nella memoria di un paese che l’ha molto apprezzato.

Questa nuova via è stata segnata dall’incontro casuale (ed il caso non esiste) dei genitori di Bruno con Tita.

Una persona che, da parte sua, è stata determinante nel momento della scelta di donare gli organi del figlio unico da parte dei genitori.

Anche Tita ha ricevuto quel particolare dono, da altri, così la sua presenza nei momenti successivi all’incidente è stato un segno eloquente. Questo incontro ravviva la volontà di continuare nonostante le difficoltà.

Così nasce l’associazione Casa Accoglienza “Diversamente Bello” Bruno Mario Noto. Si prefigge di servire i disabili, preparare una cultura della donazione e prevenire il disagio giovanile.

La stessa è stata presentata alla comunità molochiese il 10 settembre u.s. Il tutto con gratuità e gratitudine. Tutti hanno lavorato e remato nella stessa direzione. Lavoro, fatica, passione e dedizione.

Il tutto offerto gratis ai presenti che hanno gremito la palestra comunale di Molochio. Così come vuole la logica del dono. In tale occasione è stato esposto il logo dell’associazione e preparato uno spettacolo davvero emozionante, dove tutta la cittadina è stata coinvolta.

Grandi e piccini si sono esibiti in dialoghi, canzoni, letture e recite. I testi sono stati sapientemente preparati dalla Presidentessa f.f. Tita Macrì che è riuscita a coinvolgere tutti.

La Macrì, come un fiume in piena, ha rotto gli argini che limitavano e relegavano l’argomento della donazione solo in specifiche sedi e lo ha delicatamente offerto a tutti i partecipanti.

Per avere un’idea del coinvolgimento, si fa notare che la sede della palestra comunale non è riuscita a contenere i presenti e che il palco, precedentemente predisposto, dal canto suo, non è bastato ad accogliere “il popolo delle magliette bianche”, cioè i volontari che hanno aderito al progetto di donarsi a servizio del prossimo. Grandi e piccini con le magliette bianche, un palloncino in mano e un cuore con scritto “Si… Io sono Bruno”.

Lo spettacolo ha preparato la seconda parte della serata, dove il dono è stato trattato attraverso attenti interventi e riflessioni. I presenti, tutti coinvolti emotivamente, hanno così potuto conoscere molti particolari della donazione e della complessa e generosa realtà che le gira attorno.

È emersa l’esigenza di continuare a portare avanti il messaggio e di offrire una corretta informazione.

A distanza di quindici anni dal tragico incidente, si comincia a comprendere quale sia stato il seme, chi ha lavorato la terra e chi ha pazientemente annaffiato con la costanza che solo la fede permette.

Tutto ciò con la consapevolezza che l’uomo può piantare ed irrigare, ma solo Dio fa crescere.

Constatare che questo fiore (il simbolo dell’associazione) sia sbocciato proprio nell’anno della Misericordia, voluto da papa Francesco, forse, non è un caso.

 

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