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Action Against Hunger team deliver hygiene kits to Iraqi refugees

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Profughi: musica contro l’indifferenza

Venerdì scorso un concerto di beneficenza presso la Chiesa di Santa Maria Donnaromita, a Napoli, promosso dall’Associazione AVSI per la Campagna Tende 2015-2016

Profughi e noi, tutti sulla stessa strada è lo slogan scelto dall’Associazione AVSI per la  Campagna Tende 2015-2016, a sostegno della quale venerdì scorso si è svolto un concerto di beneficenza presso la Chiesa di Santa Maria Donnaromita a Napoli.

Come illustrato dal video trailer proiettato in apertura della serata, scopo dell’iniziativa è far fronte al dramma dei profughi – oggi nel mondo circa 60 milioni – offrendo loro quella “speranza concreta” auspicata da Papa Francesco.

Sono nati, così, sei progetti che – invitando i donatori a compiere idealmente un tratto di cammino con loro – mirano ad accompagnare profughi di diversi paesi nelle varie tappe del loro percorso.

Aiutiamoli a casa loro è l’obiettivo dei progetti realizzati in  Sud Sudan, Nutrire l’umano, Iraq, Ricominciare a Erbil, e Siria, Per resistere ad Aleppo; sostegno nei campi per rifugiati in Libano e Giordania è offerto da L’ultimo miglio; di accoglienza in Italia si occupano, infine, il Progetto Arca HUB: un luogo per il primo aiuto e il Progetto Caritas Dall’accoglienza all’autonomia.

“Ringraziamo AVSI, perché quella di metterci sulla strada dei profughi è per noi una speciale opportunità, in particolare nell’anno della misericordia”, ha commentato, introducendo la performance musicale, il responsabile diocesano della Fraternità di Comunione e Liberazione, Vinicio Lombardi.

Come sottolineato, infatti, da don Julian Carrón nella lettera Misericordia. L’amore ci raggiunge attraverso facce sconosciute che con il loro esultare ci retituiscono la nostra vita e il disegno di Dio (Corriere della Sera, 23 dicembre 2015), la commozione sul volto di un profugo – che alla frontiera per la prima volta si sente chiamare per nome e chiedere se preferisca un piatto all’altro – ci ricorda lo stupore e la gioia che ognuno di noi ha sperimentato nel sentirsi oggetto di uno sguardo umano, e nel guardare così a sua volta: “Che cosa ha generato questo sguardo all’altro, questa stima nei suoi confronti che desta in lui tanta meraviglia? Semplicemente noi apparteniamo a una storia che è iniziata con l’antico popolo di Israele. Ci rendiamo conto che dietro questi gesti apparentemente semplici c’è una storia di preferenza di Dio per noi? È stata questa preferenza, sperimentata nella liberazione dall’Egitto, che ha consentito a Israele di guardare il forestiero in un modo non abituale per il mondo antico: “Amate il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto” (Dt 10,19)”.

Ad esibirsi in brani variamente legati alla tradizione natalizia sono stati il soprano Liliana Veropalumbo e i maestri Domenico Guastafierro, al flauto, e Pasquale Orazzo, al pianoforte. Quest’ultimo ha aperto l’esibizione con la lettura dell’Inno alla Vergine dei primi 21 versi del Canto XXXIII del Paradiso dantesco.

“Questi versi ci ricordano l’Avvenimento all’origine del Natale, cui vuole richiamarsi la Campagna Tende di AVSI. Una vergine dice “sì” alla più grande proposta mai fatta all’uomo. Un bambino pretende di essere la risposta alle umane esigenze di verità, felicità e giustizia, al desiderio che la vita vinca la morte, e promette che già su questa terra i suoi amici potranno sperimentare ciò. Questa è la Notizia, questo è l’Avvenimento. E nella storia qualcuno ha preso sul serio questa Notizia, ed è nata una civiltà che, quando ha potuto, ha generato una bellezza ineguagliabile, perché si basa su quell’Avvenimento che fa sì che, sulla sua strada, l’uomo non sia più solo. Ecco, allora, che la realtà non è più nemica dell’uomo, bensì diventa degna di essere ornata di bellezza. Dante ci ricorda che senza quel “sì” di quella fanciulla nessuna bellezza sarebbe possibile”.

È stato, perciò, scelto di eseguire l’Ave Maria composta da Pietro Mascagni, autore che fu ateo per tutta la vita, “ma che pure non ha saputo resistere al desiderio di scrivere qualcosa per questa creatura specialissima, che ha avuto il privilegio di essere madre dell’autore della vita”.

Nel corso della serata si sono succeduti Gabriel’s oboe di Ennio Morricone, Exsultate jubilate di W. A. Mozart, Stille nacht di J. Mohr e F. E. Gruber, Inverno di A. Vivaldi, Dio a l’ommo di R. Sacco, ’A nuvena di S. Di Giacomo e E. De Leva, Jingle Bells di J. Pierpont, l’anonimo Gloria in excelsis Deo, Cantique de Noel di M. Cappeau e A. Adam.

A questi si è aggiunto Papa Francesco, un pezzo composto da Maria Fusco in occasione dell’elezione, nel 2013, dell’attuale pontefice: “Vogliamo così ricordare – ha spiegato Orazzo – l’importanza del ministero petrino. La vita di quel bambino non avrebbe potuto dare frutti senza un’istituzione inserita nella dimensione di spazio e tempo. Essa è stata criticata più volte, nel corso della storia, per il peso degli intrinseci limiti umani dei suoi rappresentanti. Ma studiando la storia della Chiesa diviene evidente che non esistono solo questi: vi è anzitutto l’Avvenimento all’origine di tutto, la Presenza di quel bambino. E che Egli non si sia fermato a quel limitato materiale umano è evidente da quanto abbiamo oggi”.

Significativamente, il concerto è stato chiuso dalla lettura di una versione napoletana dell’Inno alla vergine dantesco, composta da Gianni Aversano, e dall’esecuzione di un’altra Ave Maria, tratta dall’Otello di Giuseppe Verdi.

“Il viaggio musicale proposto stasera – ha commentato Orazzo – ha mostrato il legame tra la bellezza e l’origine della bellezza. Abbiamo avuto occasione di parlare e suonare della Notizia più bella del mondo, con l’augurio che ognuno di noi possa incontrare e sperimentare l’origine di tanta bellezza, che celebriamo con il Natale perché Egli stesso è bellezza in quanto tale”.

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