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40 vescovi orientali, a Praga, per parlare di famiglia

Al via oggi l’incontro dei Gerarchi Cattolici Orientali europei, organizzato dalla Chiesa Greco Cattolica in Repubblica Ceca con il patrocinio del CCEE

Sono oltre 40 i vescovi cattolici orientali, provenienti da 14 paesi del continente europeo, che parteciperanno all’annuale incontro dei Gerarchi Cattolici Orientali d’Europa, organizzato dalla Chiesa Greco Cattolica in Repubblica Ceca con il patrocinio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). L’incontro, che si aprirà a Praga nel pomeriggio, approfondirà fino a domenica 7 giugno il tema della famiglia oggi in Europa partendo dall’esperienza specifica delle Chiese cattoliche orientali.

“Abbiamo deciso di affrontare il tema della famiglia, delle famiglie greco-cattoliche, nell’attuale società europea, nella consapevolezza che le Chiese cattoliche di rito orientale in Europa abbiano anche loro uno specifico contributo da dare al prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia (ottobre 2015)”, afferma mons. Ladislav Hučko, CSc., esarca apostolico della Chiesa greco cattolica in Repubblica Ceca.

“L’incontro di Praga – prosegue – vuole dunque essere innanzitutto un momento approfondimento dei rapporti di amicizia e di unità tra l’episcopato cattolico orientale, ma anche un momento di preparazione all’appuntamento del prossimo ottobre. Vogliamo confrontarci su alcune sfide che toccano le nostre famiglie greco cattoliche. Dopo la caduta dei regimi totalitari, l’istituzione famigliare dei paesi dell’Europa centro-orientale ha dovuto confrontarsi con delle società in rapido mutamento nelle quali secolarizzazione, emigrazione e individualismo hanno modificato i paradigmi e le modalità non solo di appartenenza ecclesiale e di pratica religiosa, ma anche del vivere e del rapportarsi a tutte le forme di istituzioni, fra cui anche l’istituzione familiare”.

“Come Chiesa – conclude Hučko – siamo pertanto chiamati ad un discernimento comunitario volto a trovare delle soluzioni adattate al contesto socio-culturale attuale segnato in particolare dal fatto che molti nostri fedeli vivono in comunità che si trovano al di fuori del contesto nazionale in cui operiamo, con famiglie separate ‘per lavoro’, con figli che vivono lontani da genitori e che non fanno nemmeno più un’esperienza di famiglia”. 

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