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Foto: Aiuto alla Chiesa che Soffre

Il 18 ottobre, un milione di bambini in preghiera per la pace

La recita del rosario promossa in tutto il mondo da Aiuto alla Chiesa che Soffre

La foto di Omran Daqneesh, il bimbo siriano di cinque anni scioccato, coperto di sangue e detriti e seduto in un’autoambulanza ha recentemente fatto il giro del mondo ed è ancora viva nella nostra memoria. Quale sarà il futuro delle generazioni che oggi vivono la loro infanzia in queste condizioni limite? Come aiutarle?

Da 11 anni Aiuto alla Chiesa che Soffre coinvolge in una grande iniziativa i bambini di tutto il mondo. Lo scopo è evitare in futuro vicende analoghe a quella nella quale è rimasto coinvolto il piccolo Omran. Ogni bambino però ha una famiglia, e per questo l’iniziativa, concepita specificamente per i più piccoli, di fatto crea una grande comunità internazionale pacifica e orante, un vero e proprio social network mariano. È infatti la recita del rosario il cemento di questa particolare comunità.

Il prossimo 18 ottobre, alle ore 9, dall’Italia alla Germania, dal Pakistan all’Iraq, dalla Repubblica Ceca al Kenya, dal Cile al Myanmar, dovunque essi si trovino, i bambini saranno i protagonisti dell’iniziativa promossa dalla Fondazione pontificia, che ha fatto proprie le parole di san Pio da Pietrelcina: “Se un milione di bambini pregherà il rosario, il mondo cambierà”. ACS è impegnata nella diffusione del rosario tra i più piccoli, e proprio per loro ha creato un piccolo testo intitolato Noi Bambini preghiamo il Rosario, che dal 2009 a oggi è stato tradotto in otto lingue, pubblicato in 600.000 copie e diffuso dalla stessa ACS in tutto il mondo.

Ognuno può coinvolgere figli e nipoti nell’iniziativa. È possibile anche aiutare i bambini che non hanno la fortuna di essere nati in una famiglia cristiana, donando loro Dio parla ai suoi figli, la Bibbia illustrata destinata ai più piccoli, che dal 1979 ad oggi è stata stampata da ACS in 178 lingue diverse e in oltre 51 milioni di copie.

Affinché Omran Daqneesh, e tutti i suoi coetanei, possano vivere in contesti in cui giustizia e pace sono altrettanti presidi a tutela della vita umana, specie quella più indifesa.

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