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150 anni di sussidiarietà: un popolo in cammino

In mostra al Meeting di Rimini

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 21 agosto 2011 (ZENIT.org).-L’evento più significativo degli ultimi 150 anni di storia dell’Unità d’Italia è la capacità del popolo di reagire alle divisioni ed ai contrasti sviluppando una via del bene, libera e creativa.

Questo è quanto emerge dalla mostra presente al Meeting di Rimini: “150 di sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del Meeting, Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha detto: “Ci ha molto colpiti il modo in cui il Presidente Napolitano nel marzo scorso ha letto l’unità d’Italia in chiave non anticattolica, in un colloquio a distanza con un precedente intervento di Benedetto XVI, in cui il Papa metteva in luce il contributo di tanti esponenti cattolici al risorgimento”.

“Da qui – ha sottolineato Vittadini – l’ldea della mostra 150 anni di sussidiarietà che vuole documentare tutte quelle iniziative e tutta la creatività figlia di questa posizione umana, che partono dal basso e sono state determinanti per la nascita dell’Italia”.

Aveva detto Benedetto XVI: “La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale”.

E Napolitano: “nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre: pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà,. Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso”.

Il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà ha spiegato l’originalità del popolo italiano forgiato dalla religione cattolica, capace di dare risposte positive ad eventi che avevano tutte le caratteristiche della tragicità.

Nella prefazione al libro che affianca la mostra, Vittadini ha precisato: “In un momento in cui è forte la necessità di dare una svolta, di individuare punti fermi dai quali ripartire per rimettere in moto il motore ideale, sociale, economico del nostro Paese, il Meeting intende cogliere l’anniversario dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia come una preziosa occasione per mettere in luce quel patrimonio, presente nel DNA italiano, fatto di capacità di iniziativa personale e comunitaria tesa al bene comune”.

Secondo Vittadini, la storia dell’Italia è fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche che hanno preceduto il formarsi dello Stato unitario, e a cui hanno contribuito tutti gli italiani, con i loro ideali, la loro energia costruttiva, la loro inventiva, la loro solidarietà.

Dalla mostra emerge una documentazione del valore del principio di sussidiarietà:

Il presidente della Fondazione che “il principio di sussidiarietà si fonda sull’idea cristiana di uomo, divenuta poi prerogativa anche delle culture socialista e liberale: ogni singolo uomo vale ‘più di tutto l’universo’ e non è riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica”.

Per Vittadini, “la paura del cambiamento non prevalse mai” e così “l’impegno sociale ed economico, caratterizzato da una grande positività e fiducia derivate dalla certezza in una Presenza buona che abita la realtà, ha anche determinato, nella nostra gente, una originale capacità di adattarsi, di cambiare, di affrontare le difficoltà in modo flessibile, tenace e creativo, lungo tutta la sua storia”.

“Tutto il cambiamento di cui la nostra gente è stata capace – ha aggiunto – nasce dall’eredità più importante del popolo italiano: la capacità di concepire la realtà come un dato e la conoscenza come un incontro che coinvolge un oggetto e un soggetto, dotato di desideri irriducibili”.

“Un uomo così – ha concluso il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà – che vive all’altezza dei suoi desideri più profondi ha una capacità di muoversi facilmente disponibile ad andare oltre il proprio egoistico tornaconto, perché è cosciente di essere fatto per cose più grandi”.

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