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“1000 grazie!”: Mille fiocchi azzurri e rosa al Tempio di Pomona a Salerno

Volti, immagini e parole al servizio della vita, per ricordare i bambini strappati all’aborto dai volontari del Centro per la Vita “Il Pellicano”

“1000 grazie!”. S’intitola così la mostra promossa dal Centro per la vita “Il Pellicano” di Salerno, in programma al Tempio di Pomona dal 12 al 18 maggio (ingresso libero con possibilità di visite guidate; orari di apertura: 9-13 e 17-20,30). La mostra, realizzata con il contributo di Sodalis, il CSV della provincia di Salerno nell’ambito del progetto “Campagne del Volontariato 2012”, intende celebrare la nascita di oltre mille bambini in trent’anni d’attività de “Il Pellicano”, grazie al coraggio dei genitori e all’impegno dei volontari che hanno saputo accompagnare e sostenere le madri, cercando di risolvere insieme le difficoltà di vario genere che talvolta una gravidanza indesiderata può comportare, per dimostrare concretamente che dinanzi ai problemi della vita è possibile eliminare i problemi e non la vita.

«Una mostra nel Tempio di Pomona, accanto al Duomo di S. Matteo, cioè nel cuore della città. Vogliamo operare perché il diritto alla vita annunciato oggi nel cuore della città sia collocato nel cuore della civiltà. Se il Pellicano con pochi mezzi festeggia questo straordinario traguardo, che cosa si potrebbe fare se consultori, ospedali e istituzioni si impegnassero ad aiutare concretamente quanti sono tentati dall’aborto». Queste le parole di don Franco Fedullo, parroco della chiesa di S. Maria della Porta e S. Domenico e cofondatore insieme a Luisa Alfinito del Centro per la vita “Il Pellicano” di Salerno. Mille non è perciò soltanto un numero, la cifra di un risultato positivo, ma nasconde mille volti, comprende mille storie uniche e differenti di bambini, ragazzi, adulti, in alcuni casi ormai papà e mamme, embrioni che avrebbero potuto tragicamente non esserci e che provvidenzialmente esistono, possono cioè ora sorridere e piangere, gioire e soffrire, ossia puramente e semplicemente vivere.

Questa mostra risponde in primo luogo all’esigenza culturale, umana e sociale, e dunque non soltanto prettamente giuridica, di riaffermare con forza il diritto alla vita di ogni bambino dal suo concepimento e la sua dignità in quanto essere umano. Mediante pannelli espositivi e materiali audiovisivi, essa ripercorre le tappe fondamentali del primo viaggio di ogni creatura razionale, un’avventura che nasce dalla bellezza di un incontro che suscita stupore e desta meraviglia: l’unione dei due gameti, lo spermatozoo e l’ovocita, che genera un nuovo essere umano unico e irripetibile.

È il miracolo di una nuova vita nella sua fase embrionale, capace di formare e differenziare progressivamente i circa 100.000 miliardi di cellule che la costituiscono. È qualcuno che non si vede ancora, ma ha un cuore che batte al 23° giorno dalla fecondazione. A 2 mesi pesa soltanto un grammo e ha già completato la formazione di tutti i suoi organi, deve soltanto continuare a crescere e prepararsi al momento in cui uscirà dal grembo materno. Dal 4° al 9° mese il bambino si allena infatti a succhiare il dito, per essere pronto a nutrirsi dal seno della mamma, dorme e sogna, ma quando è sveglio si muove, fa le capriole, impara a distinguere i suoni e a riconoscere le voci dei suoi genitori. Se qualcosa lo disturba o infastidisce, non ha timore di manifestarlo, tirando talvolta anche pugni e calci.

Testi, immagini, foto artistiche e storie di eroismo quotidiano, di straordinario vissuto nell’ordinario della propria esistenza, documentano in maniera particolareggiata i momenti salienti di questo percorso di crescita e sviluppo, rivelando progressivamente che ogni creatura umana è un piccolo grande prodigio già nella pancia della propria madre, che attende con ansia di venire alla luce per realizzare le promesse e le speranze che porta dentro di sé. Da Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto salino al 6 mese, a Nick Vujicic, un uomo senza arti ma grato a Dio del dono della vita, di una moglie e di un figlio; da S. Giovanni Paolo II, alla cui madre consigliarono l’aborto per le gravi condizioni di salute, alla luminosa e recente testimonianza di Chiara Corbella Petrillo, modello esemplare di sposa e madre, morta a 28 anni il 13 giugno del 2012.

Dallo stupore per la propria storia prenatale nasce dunque una conoscenza, uno sguardo consapevole, capace di considerare che se ciascuno ha una storia da raccontare, vuol dire che in realtà ha nove mesi in più da aggiungere alla propria età anagrafica. Per dirla in conclusione con le parole di S. Giovanni Paolo II, «se guardiamo in profondità alla nostra vita, la scopriamo come un dono, di cui possiamo meravigliarci. Ci siamo e potremmo non esserci. Ogni giorno ci risvegliamo alla vita, e sentiamo sprigionarsi in noi forze e aspirazioni grandi, di cui non riusciamo a sondare l’origine. Ad ogni momento la vita cresce per l’influsso di realtà che noi non abbiamo predisposto. C’è, dunque, un mistero immenso a sostenere la nostra vita».

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